GIOVANNI PASCOLI
GIOVANNI PASCOLI
Giovanni Pascoli nacque il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna, figlio di un amministratore della tenute La Torre dei principi Torlonia. Dall'età di sette anni frequentò Il collegio dove compì studi classici. Nel 10 agosto 1867 avvenne un episodio che segnò la sua fanciullezza, ovvero la morte del padre ucciso con un colpo di fucile mentre tornava a casa. Il responsabile dell'omicidio non fu mai scoperto, ma si pensa ad un rivale che avrebbe voluto toglierli il ruolo di amministratore della tenuta. A questo doloso episodio seguirono altri lutti: un anno dopo morì la sorella e nel 1871 morì la madre. I fratelli, così, si stabilirono a Rimini, ma Giovanni abbandonò il collegio per ristrettezze economiche e, quindi, terminò gli studi a Firenze.
Nel 1873, Pascoli, vinse una borsa di studio che gli permise di iscriversi alla facoltà di lettere dell'università di Bologna, dove fu allievo di Giosue Carducci. Dopo un po' gli fu tolta la borsa di studio a causa della sua partecipazioni a manifestazioni studentesche con gruppi socialisti, questo fu motivo del suo arresto e alla sua condanna di tre mesi di carcere. Laureatosi, in seguito, a ventisette anni, iniziò a insegnare nei licei, prima a Matera e poi a Massa, dove si stabilì con le due sorelle Ida e Maria. Le due donne accolsero il suo invito e riformarono un piccolo nucleo familiare, il "nido" che era stato distrutto dall'infanzia. Verso le sorelle, Pascoli, mostrava un attaccamento morboso, tanto che visse il matrimonio della sorella Ida come un tradimento, ma lo stesso accadde con la sorella Maria.
Nel 1887 si trasferì a Livorno, dove riprese a insegnare, pubblicò la prima raccolta di poesie, Myricae, ampliata già a partire dall'anno successivo in cui vinse il prima premio al concorso internazionale di poesia latina di Amsterdam. Nel 1897 Pascoli pubblicò la prima edizione dei Poemetti e fu nominato professore ordinario di letteratura presso l'università di Messina, fin quando nel 1903 passò all'università di Pisa. Sempre più vicino all'ideologia nazionalistica, sostenne la necessità dell'impresa coloniale d'Italia, convinto che fosse l'unico modo per arginare la piaga della disoccupazione e dell'emigrazione. Pascoli morì il 6 aprile 1912 a causa di un tumore.
LE OPERE
La produzione di Pascoli non è lineare, non costituisce un itinerario poetico cronologicamente ordinato. Le poesie sono testimonianza dell'evoluzione formale, della volontà di sperimentazione dell'autore; la loro collocazione nelle raccolte rispose solo a scelte espressive, stilistiche e tematiche.
MYRICAE
Il poeta tratta temi familiari e campestri, le piccole cose di tutti i giorni e gli affetti più intimi, filtrandoli con uno sguardo nuovo e ingenuo, che costituirà la cifra della poetica esposta nel Fanciullino. Alla quotidianità affiancano i temi del dolore, del nido e dei lutti familiari che hanno colpito il poeta. In alcune liriche è presente anche lo stile "impressionistico" ed è molto notevole anche lo sperimentalismo a livello fonico, sintattico e metrico.
Il poeta tratta temi familiari e campestri, le piccole cose di tutti i giorni e gli affetti più intimi, filtrandoli con uno sguardo nuovo e ingenuo, che costituirà la cifra della poetica esposta nel Fanciullino. Alla quotidianità affiancano i temi del dolore, del nido e dei lutti familiari che hanno colpito il poeta. In alcune liriche è presente anche lo stile "impressionistico" ed è molto notevole anche lo sperimentalismo a livello fonico, sintattico e metrico.
PRIMI E NUOVI POEMETTI
Le liriche dei Primi Poemetti narrano la vita semplice di due sorelle contadine, Rosa e Viola, le cui figure richiamano dei tratti delle sorelle del poeta.
I Nuovi Poemetti la tematica dei Primi Poemetti e lo stesso metro, ma si distinguono per una costruzione più articolata e uno stile alto che smorza le atmosfere agresti.
CANTI DI CASTELVECCHIO
Mentre Pascoli lavorava ai poemetti, compose liriche di diverso genere ispirate a temi campestri e familiari. Nella prefazione dedica le liriche alla madre scomparsa. I Canti di Castelvecchio che propongono liriche di più ampio respiro, ricche di musicalità e studiati giochi fonici. Sempre presente è il tema dei cari defunti, accanto al ricordo ricorrente dell'adolescenza.
POEMI CONVIVIALI
I 20 poemetti raccolti nei Poemi Conviviali sono intitolati così per la loro iniziale pubblicazione sulla rivista "Il Convito", riprendendo personaggi e miti dell'antichità greca, romana e paleocristiana rivissuti con una sensibilità decadente. Pascoli usa un linguaggio ricercato, endecasillabi sciolti con l'effetto di studiare composizioni dall'eleganza fin troppo artificiosa.
ODI E INNI
In Odi e Inni il poeta canta la patria e propone dei modelli civili. Sulle orme di Carducci e D'Annunzio si ispira alla storia contemporanea esaltando i protagonisti. Risalta pure l'appello appassionato alla fratellanza e alla giustizia locale.
CARMINA
I Carmina ("poesie"), scritte in latino, comprendono 30 poemetti e 71 componimenti più bervi, composti da Pascoli per il concorso di poesia latina di Amsterdam.
IL FANCIULLINO
Il fanciullino è uno dei saggi più importanti di Pascoli, in cui espone i tratti più originali della sua poetica, basata sulla opinione che dentro ognuno di noi vive un fanciullino, capace di vedere tutto con meraviglia, tutto come la prima volta, con occhi ingenui. Il poeta, secondo Pascoli, è colui che, identificatosi con il fanciullino, traduce la sua voce in un linguaggio nativo semplice e chiaro comprensibile a tutti tale da comunicare messaggi di fraternità.
LA CRITICA LETTERARIA
Negli ultimi anni di attività, Pascoli si dedicò alla critica letteraria con saggi su Leopardi e Manzoni, ma curò anche alcune antologie scolastiche latine e italiane.
CANTI DI CASTELVECCHIO
Mentre Pascoli lavorava ai poemetti, compose liriche di diverso genere ispirate a temi campestri e familiari. Nella prefazione dedica le liriche alla madre scomparsa. I Canti di Castelvecchio che propongono liriche di più ampio respiro, ricche di musicalità e studiati giochi fonici. Sempre presente è il tema dei cari defunti, accanto al ricordo ricorrente dell'adolescenza.
POEMI CONVIVIALI
I 20 poemetti raccolti nei Poemi Conviviali sono intitolati così per la loro iniziale pubblicazione sulla rivista "Il Convito", riprendendo personaggi e miti dell'antichità greca, romana e paleocristiana rivissuti con una sensibilità decadente. Pascoli usa un linguaggio ricercato, endecasillabi sciolti con l'effetto di studiare composizioni dall'eleganza fin troppo artificiosa.
ODI E INNI
In Odi e Inni il poeta canta la patria e propone dei modelli civili. Sulle orme di Carducci e D'Annunzio si ispira alla storia contemporanea esaltando i protagonisti. Risalta pure l'appello appassionato alla fratellanza e alla giustizia locale.
CARMINA
I Carmina ("poesie"), scritte in latino, comprendono 30 poemetti e 71 componimenti più bervi, composti da Pascoli per il concorso di poesia latina di Amsterdam.
IL FANCIULLINO
Il fanciullino è uno dei saggi più importanti di Pascoli, in cui espone i tratti più originali della sua poetica, basata sulla opinione che dentro ognuno di noi vive un fanciullino, capace di vedere tutto con meraviglia, tutto come la prima volta, con occhi ingenui. Il poeta, secondo Pascoli, è colui che, identificatosi con il fanciullino, traduce la sua voce in un linguaggio nativo semplice e chiaro comprensibile a tutti tale da comunicare messaggi di fraternità.
LA CRITICA LETTERARIA
Negli ultimi anni di attività, Pascoli si dedicò alla critica letteraria con saggi su Leopardi e Manzoni, ma curò anche alcune antologie scolastiche latine e italiane.
IL PENSIERO E LA POETICA
Pascoli reagì al dolore che sconvolge l'esistenza degli uomini recuperando il valore etico della sofferenza. La sua ideologia lo convinse ad abbandonare la politica militare, a tradurre i suoi ideali socialisti in aspirazione alla concordia fra gli uomini e alla solidarietà in una prospettiva di pace.
L'ideale nazionalistico prese forma nel pensiero di Pascoli dal fenomeno dell'emigrazione, il cui effetto devastante era la disgregazione del "nido" familiare.
LA POETICA DEL FANCIULLINO
Nel saggio il fanciullino l'autore espone le linee principali della propria poetica. Secondo Pascoli, in ciascuno di noi è nascosto un fanciullino, ma solo il poeta riesce a dargli voce, a vedere il mondo con i suoi occhi ingenui che scoprono le cose per la prima volta, è così che nasce la poesia dello stupore.
La visione delle cose si perde nell'età adulta, ma può essere recuperata penetrando nelle zone più profonde della coscienza, dove tutto è mistero. Questa è la vera realtà, cui può attingere la poesia intuitiva e spontanea espressione del fanciullino che non conosce la violenza e proprio per questo può conseguire effetti di suprema utilità morale e sociale.
LA POESIA COME MEZZO DI CONOSCENZA
Nonostante la formazione positivista e il gusto per le letture scientifiche, Pascoli maturò una sfiducia nei confronti della scienza, perché incapace di spiegare il mistero che si cela nel cosmo. Solo la poesia diventa strumento di conoscenza del mondo e mezzo attraverso il quale è possibile "esplorare l'ignoto".
La visione delle cose si perde nell'età adulta, ma può essere recuperata penetrando nelle zone più profonde della coscienza, dove tutto è mistero. Questa è la vera realtà, cui può attingere la poesia intuitiva e spontanea espressione del fanciullino che non conosce la violenza e proprio per questo può conseguire effetti di suprema utilità morale e sociale.
LA POESIA COME MEZZO DI CONOSCENZA
Nonostante la formazione positivista e il gusto per le letture scientifiche, Pascoli maturò una sfiducia nei confronti della scienza, perché incapace di spiegare il mistero che si cela nel cosmo. Solo la poesia diventa strumento di conoscenza del mondo e mezzo attraverso il quale è possibile "esplorare l'ignoto".
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